Il sacerdote missionario Fra Agatino (Agatino Sicilia) è in partenza oggi per il Marocco, per una missione che durerà con ogni probabilità sei anni e durante la quale il francescano dialogherà con i musulmani per portare avanti un confronto religioso e culturale secolare, che ha come obbiettivo la comunione tra gli uomini. Sabato, a Ramacca, è stata celebrata una messa durante la quale il frate ha ricevuto la benedizione e il mandato ufficiale per il suo nuovo viaggio.
Com’è cominciato il tuo percorso religioso?
«Io sono Fra Agatino Umile, e questo è il nome che ho preso da frate. Sono nell’Ordine dei Frati minori di Sicilia dal 1994. Ho espletato alcune tappe: il Postulantato nel ’94 -’95, ad Alcamo; il Noviziato nel ’95-’96 a Ispica, e poi 5 anni di Teologia a Messina, dopo a Palermo, a Catania, e 10 anni a Termini Imerese, poi a Favara e infine a Ravanusa.»
In cosa consiste l’appartenenza a un ordine religioso come quello dei Frati Minori?
«È l’ordine fondato ad Assisi da San Francesco, un ordine mendicante. Francesco ha proprio chiesto al Signore di poter vivere con quella che chiamava Madonna povertà quindi nella povertà e nell’obbedienza. E poi vivere nella castità, questi sono i tre voti che noi facciamo. Intorno al 1200 Francesco affida alla Chiesa il primo nucleo di frati, vivendo nella povertà più assoluta. È l’essere poveri tra i poveri, e fratelli.»


Com’è nata in te questa vocazione?
«Ho sentito nella mia vita il bisogno di dedicarmi in totus ai poveri, un donarmi insomma al Signore attraverso la spiritualità francescana, attraverso l’esempio di Francesco e Chiara d’Assisi, per poi vivere quell’esperienza con i poveri. Ho sempre chiesto al Signore di farmi vivere delle esperienze forti. Nel periodo di formazione, una delle tante è stata quella di andare a Messina nel campo nomadi, dove stavamo con gli zingari, facevamo quell’esperienza di incontro. Poi il Signore mi ha concesso, anche perché chiamato dai miei superiori, a fare l’esperienza di essere Cappellano per dodici anni in due carceri, 10 a Termini Imerese e due ad Agrigento. È stata un’esperienza forte, a contatto con i detenuti e le loro famiglie, con la polizia e le loro famiglie. Lì ho potuto toccare con le mie mani la bellezza dell’essere frate e sacerdote in mezzo a coloro che hanno sbagliato nella loro vita ma a cui si dà sempre quell’opportunità. Il mio motto è sempre quello di riprendersi nelle proprie mani la propria vita, così da ricominciare. Ho avuto la grazia di conoscere tante persone. Con molti ci sentiamo ancora oggi, perché hanno concluso il percorso detentivo. Siamo nell’anno giubilare della speranza, e ognuno di noi ha bisogno di dare e ricevere quell’opportunità.»
Questa nuova missione invece dove ti condurrà?
«Una realtà di Francesco d’Assisi è stata quella di chiedere al Signore: “Signore, cosa vuoi che io faccia?”, e il l’ho ripetuta molte volte nella mia vita. E una domenica, mentre cercavo alcune cose nel sito del nostro ordine, ho notato un post emesso dal nostro Ufficio in cui si ricercavano frati missionari. L’ho un po’ accantonato all’inizio. Era il 2019, e ricorreva l’anniversari degli ottocento anni della nostra presenza di frati in Marocco. Quella del Marocco è una presenza voluta da San Francesco, che là ha mandato i primi frati. Sono i primi protomartiri, noi li chiamiamo così: i protomartiri di Marrakech, perché annunciando il Vangelo sono stati purtroppo uccisi e martirizzati. Mi ha affascinato il fatto di vivere un’esperienza immersa in una realtà con i musulmani, in dialogo con loro. Gli ultimi papi invitano i cristiani a vivere l’esperienza forte del dialogo. Ho consegnato questa richiesta al Ministro provinciale, e lui era un po’ dubbioso all’inizio. Poi c’è stato il Covid, ma finalmente tre anni fa, anche sotto mia insistenza, il mio superiore ha capito che c’era qualcosa di serio. Ho fatto così degli step iniziali, andando in Marocco per un mese. Ci sono sei comunità internazionali di frati lì. Siamo in tutto 19, con me. Il signore ci richiede assistenza ai pochissimi cattolici presenti e il dialogo con i nostri fratelli musulmani, dove anche nella diversità di religione ognuno cerca il rispetto e il confronto».
In Marocco Fra Agatino sarà sacerdote in due città del Nord, Larache e Assilah, dove sono presenti piccolissime comunità di cristiani. «Saremo una presenza discreta e silenziosa, ma significativa» conclude Fra Agatino.
«Siamo contenti come comunità parrocchiale, e lo sono anche personalmente per questo momento così importante di mandato missionario – commenta padre Nunzio Valdini – A proposito di evangelizzazione, voglio ricordare il primo missionario per eccellenza, mons. Vincenzo Scuderi, missionario in India, e anche suor Agata Cantone, ancora attiva, in Sud Sudan per 45 anni. Questo è il segno di una comunità che, come diceva papa Francesco, è sempre in uscita, alla ricerca dei poveri e degli ultimi. La nuova evangelizzazione quindi non si ferma, e questo diventa motivo di gioia e soddisfazione.»