SECONDO L’EX SINDACO FRANCO ZAPPALA’ IL PREMIO STURZO RAMACCHESE ANDREBBE RIVISTO NELLA SELEZIONE DEI PREMIATI E NELL’ATTINENZA AI VALORI DI LUIGI STURZO. LA CRITICA IN UNA RUBRICA TELEVISIVA. LA PRO LOCO RISPONDE: «NASCERA’ ANCHE UNA FONDAZIONE»
Nei giorni scorsi si è alimentato un dibattito a proposito dello svolgimento dell’ultima edizione del Premio Luigi Sturzo, evento di notevole importanza per la considerazione di Ramacca come polo culturale della provincia e siciliano in genere, organizzato dall’Associazione Turistica Pro Loco. L’evento, giunto alla sua sesta edizione, ha premiato negli anni i giovani centisti neodiplomati e diverse personalità siciliane d’eccellenza che si sono distinte in vari ambiti e settori.
Il dibattito, accolto da questa redazione anche in quanto occasione utile per un focus sulle modalità organizzative di questo evento, è cominciato con le osservazioni dell’ex sindaco Franco Zappalà espresse durante un’intervista per l’emittente televisiva siciliana Tvr Xenon, per la quale Zappalà cura una rubrica. Nello specifico, le osservazioni e le perplessità riguardano «incongruenze logico-organizzative» che coinvolgono il senso stesso del Premio e dunque la scelta delle personalità insignite del riconoscimento.
Zappalà fa riferimento alla mancanza di uno statuto, di un regolamento e dei criteri per scegliere i premiati. «Le premiazioni di quest’anno – ha specificato l’ex sindaco ramacchese – non valorizzano il territorio e non danno senso alla persona di Luigi Sturzo e dei suoi valori». In questo senso, premiati come la scrittrice Jessica Schillaci, l’attore Angelo Russo e il comico Massimo Spata (due di questi menzionati da Zappalà) non avrebbero alcun collegamento con il territorio e con il lascito culturale di Sturzo, portatore di un messaggio sociale forte, antifascista. «Potevano essere premiati – continua Zappalà – persone come lo storico Nino Cucuzza, l’insegnante Giusi Tartaro, che ha scritto un libro sulla sua esperienza scolastica; poi Nino Rizzo, Silvana La Spina, anche lei scrittrice di fama nazionale. E perché non invitare l’attore Domenico Centamore, di Scordia? O il giovane attore Tiziano Scirè e il giornalista Nello Scavo? Diamo spazio a quello che abbiamo vicino a casa. Sono stati premiati invece un cuoco e un barzellettiere, ma che hanno a che fare col nostro territorio e con Luigi Sturzo? Si poteva pensare al giovane Carmelo Barbagallo, che lavora al Cern di Ginevra, e a tanti altri. Abbiamo Pippo Giuseppe Di Stefano, insignito dal presidente della Repubblica come imprenditore per meriti straordinari».
La critica di Zappalà si sofferma poi su un giovane sportivo ramacchese, vincitore di corsa anche nei 1500 metri e più volte campione regionale. «Questo ragazzo non fuma, non beve, si impegna duramente allenandosi nella strada, senza strutture sportive idonee. Un ragazzo che fa uno sforzo così superiore, si piazza come campione regionale e a Ramacca non si ritiene degno di essere nominato. Se vogliamo far fare passarella a politici che nulla hanno a che vedere col territorio… Suggerisco in ogni caso Pierluigi Castagnetti, legato a Sturzo, sul quale ha scritto diverse opere. Altrimenti si cambi il nome del premio, se non si è in grado di mantenere lo spessore culturale che proprio quel nome impone. Spero che questo rilievo critico sia costruttivo».
Le osservazioni mosse dall’ex sindaco riguardano anche il motivo della scelta del nome di Luigi Sturzo come titolo del premio, dal momento che il fondatore del PPI è legato per nascita a Caltagirone.

L’Associazione Pro Loco ha risposto alle critiche mosse da Zappalà.
«Porsi intanto la domanda sul perché si faccia un Premio Sturzo a Ramacca è legittimo – chiarisce il presidente dell’associazione e direttore artistico del Premio, Franco Zampogna – Ma la risposta è semplice: Luigi Sturzo rappresenta un patrimonio culturale, civile e politico che va ben oltre il luogo della sua nascita. Il suo pensiero appartiene al Calatino, alla Sicilia e a chiunque scelga di richiamarsi ai valori dell’impegno, della partecipazione e della crescita della comunità. Pensare anzi che un premio possa essere intitolato a una personalità soltanto nel Comune in cui quella personalità è nata significa ridurre il valore della cultura a una questione di confini geografici. Sono stati poi richiamati alcuni nomi quasi a voler suggerire che il Premio non abbia saputo riconoscere determinate personalità del territorio. Eppure i fatti raccontano altro. Nino Cucuzza, infatti, è stato premiato nel 2024; Domenico Centamore è stato premiato nel 2025; la scrittrice Silvana La Spina è già stata premiata in passato dalla Pro Loco, e quasi tutti gli altri nomi di eccellenze del nostro territorio, come il giovane Barbagallo e Iole Fiorito, sono stati più volte invitati ma, per impegni personali, non hanno potuto partecipare. Altri lo saranno in futuro. Anche Cristiano Malgioglio è stato contattato, sebbene alla fine impossibilitato a venire per impegni televisivi. Naturalmente non è possibile invitare tutti nella stessa edizione, come impongono i tempi e la logistica dell’organizzazione. Prima di parlare di dimenticanze, quindi, sarebbe forse opportuno conoscere la storia recente della manifestazione. In merito al collegamento con i valori di Luigi Sturzo, la presenza di Caterina Chinnici quest’anno ci ha dato l’onore di consegnare il premio in nome del padre, alfiere della lotta alla mafia, e nelle precedenti edizioni abbiamo premiato il vescovo Pennisi, che ha studiato Sturzo per tanto tempo, e così il professore Salvatore Martinez. In merito a Tartaro, vorrei ricordare che è stata la Pro Loco a finanziare interamente due libri del nostro grande scrittore ramacchese.
Per tutte queste ragioni i dati degli addetti ai lavori indicano questo evento tra i più importanti e meglio organizzati della Sicilia. In questo premio, poi, penso sia chiaro, non si fa politica bensì cultura, spettacolo e promozione del territorio. Gli attori premiati sono siciliani, perché il Premio si rivolge in primis ai centisti, che sono la forza culturale e sociale del nostro territorio, e poi alle eccellenze siciliane tutte. Per questo motivo il ricordo di Totò Schillaci tramite sua figlia è stato un momento di grande emozione condivisa. Credo che la scelta non abbia tradito quindi in alcun modo lo spirito del premio. Premiare un professionista come Miche Cucuzza, che ha dato lustro alla nostra provincia in Rai per tanti anni, è stato ritenuto un valore aggiunto. E poi – continua Zampogna – c’è un aspetto che merita rispetto: il lavoro della Pro Loco, un lavoro continuo, spesso lontano dai riflettori, portato avanti con costanza e con l’obiettivo di valorizzare Ramacca e le sue eccellenze, la sua cultura, le sue tradizioni e le persone che contribuiscono a dare prestigio alla nostra comunità. Organizzare eventi, costruire occasioni di incontro, promuovere il territorio e cercare di far parlare positivamente di Ramacca richiede tempo, energie e soprattutto passione. Si può pertanto discutere una scelta, si può certamente non condividere un’impostazione e criticare un evento, ma c’è una differenza enorme tra la critica costruttiva e quella che nasce senza conoscere fino in fondo ciò che è stato fatto. Il Premio Luigi Sturzo può certamente essere migliorato, come ogni iniziativa. Ma chi lavora quotidianamente per valorizzare Ramacca merita confronto, osservazioni e suggerimenti fondati sui fatti, non ricostruzioni parziali. Per quanto riguarda infine la questione dello statuto e dei criteri di scelta, la Pro Loco si è servita finora di una commissione condivisa popolare, che ascolta le proposte dei cittadini e a queste risponde. Stiamo comunque già lavorando a una Fondazione Luigi Sturzo, che si muoverà sempre verso il merito, fornendo possibilmente borse di studio a ragazzi meritevoli. La giuria oggi rimane comunque principalmente l’ascolto della cittadinanza, una commissione cittadina».